Corsi e ricorsi

Corsi e ricorsi
È un argomento che mi affascina da sempre, e che trova applicazione negli ambiti più svariati: la ricorsione, il ritorno di un ente a se medesimo con generazione di effetti talvolta bislacchi; mi affascina, e talvolta mi sconcerta anche un po'. Ricordo che il primo incontro tra me e la retroazione avvenne su un libro di Piero e Alberto Angela, "la straordinaria storia dell'uomo", nel mezzo di una spiegazione del come si sia passati dall'intelligenza animale a quella umana (ammesso e non concesso esista una sostanziale differenza tra le due, cosa che non viene certo comprovata dall'osservazione etologica di molti calciatori e/o calciofili in generale). In quell'ambito, i due buontemponi si lanciarono in un simpatico giochetto: elencando in una lista enumerata con lettere 6 possibili cause/effetti dell'aumento dell'intelligenza umana, e sfidando il lettore a metterle in un possibile ordine cronologico, proposero come possibile la sequenza F-E-D-B-A-C — per i meno osservatori, feedback. In seguito lo stesso mi saltò fuori cercando di capire perché casse e microfoni fischiano se avvicinati, per poi chiarirsi definitivamente quando cercai di indagare gli attrattori strani con quella povera bestia di linguaggio di programmazione che era il qbasic. Era una cosa meravigliosa…prendi un numero, lo mastrussi in qualche maniera e trovi un altro numero; prendi anche questo, lo mastrussi nella stessa maniera e trovi un altro numero, ripetendo questa procedura un tot di volte ed avvicinandoti sempre più ad un numero limite, l'attrattore. E questo indipendentemente dal numero di partenza. Cambi lievissimamente i parametri del mastrussamento e scopri che la sequenza si fissa nella ripetizione di due, tre, N valori. Cambi ancora di un pelo e scoppia il caos, l'ordine scompare, i numeri si susseguono senza alcun senso. Ma stai facendo le stesse cose di prima! Com'è possibile che l'armonia di una frazione infinitesima prima si trasformi in quel rumore bianco? La ricorsione è la più pratica scorciatoia dell'uomo per arrivare all'infinito: lo riduce in una sequenza breve di passi, lo rende maneggiabile. Mi piace osservarla anche nella gente che mi circonda: qualcuno esprime un'idea secondo il suo (pre)giudizio, chi lo ascolta la commenta, ed il primo la ricommenta secondo gli stessi canoni di prima. Quello che mi lascia perplesso è che, spesso, diversamente che tra i numeri gli esseri umani vedono andare a zero il livello della loro conversazione, specialmente se gli elementi di feedback aumentano di numero; insomma, più gente c'è, maggiori saranno le possibilità di decadere nel luogo comune, o nel reciproco disinteresse: in entrambi i casi, il flusso di concetti scende a zero.

È un argomento che mi affascina da sempre, e che trova applicazione negli ambiti più svariati: la ricorsione, il ritorno di un ente a se medesimo con generazione di effetti talvolta bislacchi; mi affascina, e talvolta mi sconcerta anche un po’. Ricordo che il primo incontro tra me e la retroazione avvenne su un libro di Piero e Alberto Angela, “la straordinaria storia dell’uomo“, nel mezzo di una spiegazione del come si sia passati dall’intelligenza animale a quella umana (ammesso e non concesso esista una sostanziale differenza tra le due, cosa che non viene certo comprovata dall’osservazione etologica di molti calciatori e/o calciofili in generale). In quell’ambito, i due buontemponi si lanciarono in un simpatico giochetto: elencando in una lista enumerata con lettere 6 possibili cause/effetti dell’aumento dell’intelligenza umana, e sfidando il lettore a metterle in un possibile ordine cronologico, proposero come possibile la sequenza F-E-D-B-A-C — per i meno osservatori, feedback. In seguito lo stesso mi saltò fuori cercando di capire perché casse e microfoni fischiano se avvicinati, per poi chiarirsi definitivamente quando cercai di indagare gli attrattori strani con quella povera bestia di linguaggio di programmazione che era il qbasic.

Era una cosa meravigliosa…prendi un numero, lo mastrussi in qualche maniera e trovi un altro numero; prendi anche questo, lo mastrussi nella stessa maniera e trovi un altro numero, ripetendo questa procedura un tot di volte ed avvicinandoti sempre più ad un numero limite, l’attrattore. E questo indipendentemente dal numero di partenza. Cambi lievissimamente i parametri del mastrussamento e scopri che la sequenza si fissa nella ripetizione di due, tre, N valori. Cambi ancora di un pelo e scoppia il caos, l’ordine scompare, i numeri si susseguono senza alcun senso. Ma stai facendo le stesse cose di prima! Com’è possibile che l’armonia di una frazione infinitesima prima si trasformi in quel rumore bianco?

La ricorsione è la più pratica scorciatoia dell’uomo per arrivare all’infinito: lo riduce in una sequenza breve di passi, lo rende maneggiabile. Mi piace osservarla anche nella gente che mi circonda: qualcuno esprime un’idea secondo il suo (pre)giudizio, chi lo ascolta la commenta, ed il primo la ricommenta secondo gli stessi canoni di prima. Quello che mi lascia perplesso è che, spesso, diversamente che tra i numeri gli esseri umani vedono andare a zero il livello della loro conversazione, specialmente se gli elementi di feedback aumentano di numero; insomma, più gente c’è, maggiori saranno le possibilità di decadere nel luogo comune, o nel reciproco disinteresse: in entrambi i casi, il flusso di concetti scende a zero.

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2 Responses to “Corsi e ricorsi”

  1. MaTTe says:

    C’ha il culo coll’eco eco eco eco …
    … potrebbe sembrare ricorsione, ma ad un’analisi più attenta si scopre che si tratta di riflessione … sarei ora curioso di sapere se si tratti oggettivamente di riflessione o piuttosto il fatto sia dovuto alla gabbia mentale per cui a seguito di una riflessione vediamo l’eco eco eco come un’altra riflessione (e a questo punto sussisterebbero i presupposti per una ricorsione, il che ci immetterebbe in un autentico circuito vizioso) … che poi se il ritardo dovesse ritardare più che di culo con l’eco bisognerebbe parlare di culo con il riverbero … quando si è colti ci si diverte con un nonnulla …

  2. Tonto says:

    Non essendo in grado di fare grandi giochi di parole o di tentare di dire chissà cosa sulla ricorsività, mi limito a consigliarti un libro che, forse, non hai ancora letto, visto che ti sei ridotto a citare Piero Angela!!!

    “Gödel, Escher, Bach: un’Eterna Ghirlanda Brillante”
    di Douglas R. Hofstadter

    ti piacerà di sicuro!
    (ti avverto che sono 800 pagine, ma…è una figata!)

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