Le storie di Terralba

Inutile che vi affaccendiate, per il momento questa pagina non è altro che un vuoto ricettacolo; e quand’anche non sia più vuota, di certo non traboccherà mai di contenuti… Ciò nonostante, non escludo possa diventare una sezione interessante del sito.

“Le storie di Terralba”… È qualcosa come un’anno che questo titolo mi frulla per la testa. I lettori conosciuti sapranno sicuramente qual è la fonte d’ispirazione, ma per gli altri potrà essere oscuro: è essenzialmente per questi ultimi la doverosa precisazione, che Terralba sia uno dei ponti più tristi e deprimenti dell’intera città di Genova; un blocco di cemento armato che attraversa il nodo ferroviario di Genova Brignole, la cui principale utilità è eliminare la visione del cielo per quei disperati pendolari ivi stazionanti quando il loro infame localaccio non ha il permesso di entrare in stazione.

Ma Terralba è veramente un bel nome. Evocativo, spiccatamente fantasy. Non volevo accostarlo ad una zona così brutta di una città che essenzialmente non sopporto, e le storie si sono appiccicate in automatico al nome; il risultato è decisamente scontato, ma per Diana, mi piaceva.

Sembrerebbe un colpo di fulmine, l’inizio di una valanga inarrestabile di scritti e appunti… Per dirla con un francesismo mai desueto, “manco per le balle”. Il titolo stava lì, solitario, galleggiante in un limbo dai toni pastello, e lì è rimasto per un annetto scarso. Casualmente, poi, un paio di settimane fa, mi son trovato a inventare al volo e raccontare una fiaba ad una mia amica via chat; è stato un casino, decisamente: la fiaba, per essere tale, richiede una struttura ben precisa, con una certa categoria di personaggi e — soprattutto — una morale. Il risultato è stato abbastanza carino da farmi pensare che forse si sarebbe potuta riscrivere e correggere un poco. Nel mentre, poi, questa mia amica ha risposto con una storia che mi ha lasciato insoddisfatto nella sua chiusura e pieno di idee per continuarla, ma non mi ci sono messo. Nei giorni seguenti, infine, grazie alla necessità di guidare da solo per due o tre ore, ho finalmente capito cosa fossero le storie di Terralba.

Terralba è un luogo, questo è indubbio. Un luogo popolato, seppur non densamente, il che implica necessariamente la nascita di una tradizione orale, composta da fiabe per bambini, miti cosmogonici, filastrocche e nenie, storielle e saghe. Le storie di Terralba non sarà altro che questo: una raccolta, un’antologia commentata, un florilegio della produzione letteraria di un luogo che non so ancora come sia fatto e se avrà mai profili definiti. Un progetto a larghissimo respiro che, conoscendomi, troverà compimento solo dopo la mia morte, ma meritevole di attenzione.

Inutile dire che l’aiuto è ben accetto, nella misura in cui si tratti di spunti, richieste esplicite o commenti. Nei prossimi giorni correggerò la prima fiaba, “la principessa sul terrazzo”, e stabilirò le modalità di pubblicazione. E, come si suol dire, “rimanete sintonizzati, chi cambia canale è un mito cosmogonico!”.