Parlando del naufragio di un guscio di noce

Parlando del naufragio di un guscio di noce
La gente esige la libertà di parola per compensare la libertà di pensiero, che invece rifugge.

Innegabilmente il maggiore stimolo alla scrittura è la noia. Almeno, per quanto mi riguarda è così; reduce da un viaggio di alcune ore sulla tratta Modena-Milano e con altrettante in prospettiva, ripassato per almeno tre volte l’elenco delle altre cazzate fattibili e fermamente risoluto a non produrre nulla di realmente utile, mi trovo quasi costretto a riprendere in mano il blog. L’onda della mia volontà si infrange tutto sommato con poco fragore sul saldo scoglio della realtà: non ho nulla da dire; per essere precisi, in realtà, non ho nulla da dire che possa soddisfare gli intenti primigeni di questo blog, ovvero (meglio saltuariamente ricordarlo) criticare biecamente i blog dei miei amici. Manco di materia prima (prego la Sicurezza di allontanare il buontempone che ha detto “ovvero gli amici”), per motivi già citati in articoli precedenti.
Non capisco del tutto questo fenomeno… Fino a pochi anni fa il blog sembrava il mezzo di comunicazione definitivo: se avevi un’opinione dovevi avere anche un blog; il successivo passaggio curioso che occorre sottolineare ha creato un ambiente in cui se avevi un blog, allora dovevi avere anche un’opinione. Purtoppo la quantità di eventi meritori di un’opinione travalica grandemente la capacità – o forse la volontà – creativa dei seppur rispettabili Autori… o più semplicemente il fenomeno è venuto a noia. Non so neanch’io se rattristarmi o rallegrarmi della cosa: alla resa dei conti leggevo (e leggo tutt’ora, quando aggiornati) i blog dei miei conoscenti prendendoli come un surrogato delle ciance da bar che per svariati motivi non si riesce più a fare, ma mi rendo conto che letti dall’esterno molti interventi dovevano essere di poco o nullo valore; per intendersi, forse mi è sfuggito ma non mi pare che alcuno tra i miei conoscenti abbia trasformato il suo blog in un Codice Atlantico. E sarò sincero, sono certo di non averlo fatto nemmeno io.
Mi prendo cinque minuti per rileggere, e il tutto mi suona come un messaggio di avviso chiusura blog, il che non è assolutamente il suo scopo. Sto solo cercando di capire “cosa vuole fare da grande”. È un periodo che ho realmente voglia di scrivere, ma mi mancano gli argomenti: mi son persino ridotto a completare le catene di Sant’Antonio su Facebook, per avere la scusa di scrivere qualcosa. E tuttavia continuo a non avere argomenti. Negli ultimi due mesi mi è venuta voglia, nell’ordine, di scrivere una raccolta di racconti, un romanzo, un plot per un fumetto a volume unico, un webcomic, un racconto interattivo per Facebook e probabilmente anche altro: solo la voglia, torno a sottolineare. Ah, dimenticavo, anche il plot per una campagna futura, ma quello non conta perché ci sto lavorando sul serio. Insomma, ho il cervello che gira a vuoto.
Tutto questo panegirico, alla fine, a cosa porta? Ad un deciso “non lo so”. Di sicuro abbandonerò il fil rouge seguito fin’ora, aprendo con maggiore decisione a qualsiasi cosa mi passi per la testa. DI SICURO toglierò gli ultimi post dei vari blog qui a destra, perchè ho scoperto essere loro a rallentare in maniera oscena il caricamento pagina. Cambierò anche grafica, perchè per quello che mi passa in testa la presente non è più adeguata… ma il titolo no, quello rimane, a perenne memoria del fatto che se voglio so ancora allontanarmi dal tema “belind*” rimanendo comunque abbastanza stupido (senza contare che per me ha significato, ma questo è di secondaria importanza). Mutatis mutandis, dovrebbe rimanere il consueto ricettacoli di belinate.
Insomma, come il peggiore dei DJ chiudo con uno “stay tuned”, ma non metteteci su troppo il cuore perchè il cambio di programma non varierà le tempistiche di aggiornamento; parafrasando Gandalf, Belinde non è mai in ritardo, nè in anticipo: aggiorna precisamente quando intende farlo.

"La nave dei folli", di Jeroen Anthoniszoon van Aken, detto Hieronymus Bosch

Si naviga a vista su uno strano mare. Per fortuna la compagnia è degna del panorama.

7 Responses to “Parlando del naufragio di un guscio di noce”

  1. Campus says:

    e io che ci stavo prendendo gusto a leggere…. u.u

    • P,Article 5, Section 1, Paragraph 7 of the state constitution requires that the governor be present in the state when executing his duties. The remote command situation you mentioned above is illegal. Try again.

    • The reason it costs so much is because 50 million illegal aliens use our facilities getting treated for their filthy 3rd world diseases, and leave the bill without paying a dime.

    • La cosmon…………………………………. es real.¿Donde está? ¿Alguno de Vds. lo ha visto?.Los millones de astrónomos repartidos por el mundo les REVELAN ¿Donde está?.¡¡¡NO ES FANTÁSTICO ESTE MUNDO!!!.Como les toman el pelo, para sentar CÁTEDRA.Imagino que algunos (Los más “creyentes”) de vds. se enfadarán pero……………..Padre, perdonalos………..Con Vds. por siempre.————————————P.D.: MAÑANA MAS.

  2. Andre says:

    Bravo Franco. Era da un po che avevo pensato di redarguirti perche non aggiornavi il tuo bloggo.
    🙂

  3. AnnyPan says:

    Forse sarà la crisi globale che ci manda in crisi localmente, forse no. Avrai notato che anche la mia vena creativa si è prosciugata in poco tempo, e ti dirò, non mi manca. Il mio blog assomigliava tanto a uno di quei diari segreti senza lucchetto che lasci in giro per ogni dove, salvo poi lamentarti che la sorellina o la mamma lo legge. O perfetti sconosciuti. O perfetti idioti.
    Penso che quando lo farò risorgere, lo farò con un progetto dietro. Insomma, ho parlato abbastanza di me, no? 🙂

    • belinde says:

      Innegabilmente avere (e seguire) un progetto ben definito è l’unico modo per produrre qualcosa di intelligente, o quanto meno sensato: il fatto che pochi giorni fa abbia abdicato alla precedente linea guida del blog apre quindi fosche possibilità per lo sviluppo futuro del medesimo…
      In generale non vado d’accordo coi blog personali, perchè la vita privata di una persona è interessante ma anche no. Spero che la voglia di scrivere ti torni presto, ma ancor più spero che AnnyLab non diventi un portale dedicato esclusivamente all’illuminotecnica ecosostenibile perché potrebbe risultarmi un filino indigesto!

Leave a Reply